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mercoledì 8 luglio 2015

Scorci emiliani

Mangio un toast e arriva Baldini, chiamato da nessuno, invitato a sedersi da nessuno.
Mi narra con affabulazione di essere nel business delle macchine operatrici usate, che di ’sti tempi vanno come il pane e lui ci fa “il grano”.
Curiosa la metafora.
Come dire che vanno come il vino e lui ci fa gli acini, o come la merda e lui ci fa i culi. Ed è qui che mi casca l’asino: perchè se è col grano che si fa il pane è altrettanto verissimo che, con la merda che vende, prima o poi gli faranno un culo tutto suo.

“E tu di cosa ti occupi Tazio?” mi chiede fumando mentre mangio, che mi irrita.
“Di una valanga mostruosa di cazzi miei” rispondo senza smettere di mordere il toast.
Baldini ride, come Amedeo Nazzari ai tempi d’oro.
“Devi rilassarti Tazio, sai cosa ti vuole a te? La figa, dammi retta, fidati.” e ride come Amedeo Nazzari.
Volevo restare a leggere il Carlino dopo il toast, ma invece lascio dieci euro sul tavolo, mi alzo e dico.
“Baldini?” - “Eh”
“Ma vai a farti inculare da un senegalese come fa quella troia di tua madre” e me ne vado.
Scorci emiliani, rilassatezza.

Tatzio tipografo in Riga

Tic tac, tic toc, il ritmo della bassa scandisce i suoi tempi che guai se son difformi di un graffio che perdiam tutti la testa.
Ore 04:06, guardo dalla finestra la piazza vuota, son sudato come un caribù perchè mi sono addormentato dimenticandomi di inserire l’aria condizionata e Auronzo, Astronzio o come cazzo si chiama, è lì che spazza di dentro e di fuori al Centrale, perchè alle cinque e mezzo arrivano i primi operai col furgone cassonato a fare colazione.

Non sto bene, no, per niente. Nella rassicurante clinica di Londra mi hanno versato alcuni ettolitri di dio sa cosa in vena, con flebo, siringhe e ogni diavoleria, ad opera di sintetiche infermiere sorridenti, inguainate in collant di gesso bianco, che con una cadenza esasperante entravano a bucarmi, sostituire, darmi la pappadimmerda, che vi lascio immaginare in Inghilterra una pappa ospedaliera cos’è.
Una notte, di una pioggia novembrina battente, ho disposto tutti i miei telefoni cellulari sul letto: l’italiano, i due cechi, il lettone e quello inglese, tutti spenti da tempo immemore. Per una frazione di secondo ho avuto la tentazione di chiamare la Skiz e di dirle di venire su che avevo bisogno di lei, ma poi il buonsenso mi ha fatto ingollare venti gocce e il sonno sintetico ha decretato il “morta lì”.

A proposito di telefoni cechi: l’avvocato olandese la sa lunga ed è un drago eh. Ha seminato tanta di quella zizzania che, alla fine di un rocambolesco e vertiginoso giro, tutti l’hanno tirato in culo a tutti e io sono diventato totalmente (ed in ombra) proprietario assoluto dell’Humble Brothel and Hotel.
“E adesso?” - chiedo come una verginella mestruata - “adesso si chiude tutto.”
Cazzo, ma come si chiude tutto?
“Sì, si chiude e tra un mese si appicca il fuoco così incassiamo i Lloyd”
Che bella vita sana, densa di principi, spensierata, onesta.
“Ci pensa lei?” - “Lei mi paga per questo, Signore, certo. La tengo informata.”.

Intanto qui tic tac, tic toc, giovedì Kikka, venerdì la tossica Sara, sabato a invito.
Questo giovedì pare che, a causa dei sessantadue gradi, il calcetto non vi sarà e la cosa mi rallegra. Niente Kikka, grazie a Dio.
A proposito di allegri compari sulle cui evoluzioni vi darò, forse, un dì notizia: Umbe-pagliuzza-corta mi avvisa di non essere più persona gradita al consesso prandiale del sabato taziale e si scusa, molto a disagio. Ottimo.
Allungo una sostanziosa cifra alla Marghe e prenoto il tavolo del sabato prandiale (il migliore) tutti i giorni mezzogiorno e sera per un anno, col patto che rimanga vuoto anche a locale zeppo e che, soprattutto, dio non voglia che MAI vi stabuli l’allegro consesso amicale del cuore. E io vado a mangiare al Centrale.

La Raffa è interessante, troppo.
Al mio ritorno dalle terre fredde del nord est, noto che il winebar è in piena attività di ristrutturazione. L’ha comprato lei. Astrolabio, Austronzo o come cazzo si chiama si tiene il Centrale e lei si smazza il winebar, stile osteria francese, piccola cucina, molta figa, musica di tendenza e art oriented. Bravona, lo volevo fare io.

E qui tic tac, tic toc, l’affare B&B è alle battute di chiusura, la Chelli mi chiama perchè vuole “aiutarmi” a entrare a gamba tesa senza sapere che se voglio ci entro e se non voglio non ci entro, così allergico come sono all’asse Caparezza-Lidia. O compro tutto (gli aiutini da casa mi fanno ridere il culo) o ciccia e sarà ciccia, considerando che la Betta lavora come commessa assunta a tempo indeterminato in un panificio non molto lontano.

E’ così, amici.
Tic tac, tic toc, è un po’ che sono qua, ma scrivo solo stamattina con questo caldo atroce. La Lidia mi ha visto dopo un’eternità ed ha inscenato in tempo zero la piece “servo in ginocchio e lecca” e io ci sono stato, anche se ancora per poco.
Nessun come stai, nessun come va. Bisogna attendere, me l’ha isegnato un olandese.

Parigi, il Bordeaux, tutto saltato.
Da London City solo uno stop over su Zurigo e poi Riga, avvocato, società fatta, serata di vernissage della galleria d’arte, Anikam moglie del bergolettone, che gira nuda per casa coi suoi pargoli, figa come una statua del Canova, dissuasiva come un agente del KGB, poi macchinone russo, autista, bergolettone e due tizi armati come Rambo, undici ore e Lutsk Ucraina, mi viene da vomitare, tu vomita che io ti copro, poi piacere Tazio, piacere Gorky, aspetto una tua telefonata skype Tatzio.
Certo Gorky di Lutsk.
Tatzio tipografo in Riga ti chiamerà senz’altro.

Tic tac, tic toc, non sto bene, non sto bene per niente.
L’estate credo la passerò qui, nella bassa bojona, ad ascoltare l’ammaliante voce bassa di tono e di volume della Raffa, guardandole gli eccitanti callosi piedi molto maschili privi di smalto, issati su quei sabottoni infradito scaldacazzi, parlando con lei della qualunque e beandomi di essere l’unico ammesso ad una comunicazione così estesa in termini di tempo ed argomenti.
Asturio resta là, triste e senza fisic du role, ma soprattutto senza spessore utile a confrontarsi con questa donna non colta, ma certamente non qualunque.

Il winebar riaprirà.
Il B&B anche.
Un peccato festeggiare con una Oransoda.
Ma la Raffa dice di non disperare che, nella vita, le cose piacevoli e non dannose sono tantissime. Basta avere un complice giusto.
E non posso che trovarmi d’accordo con lei.